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TERAPIA INTEGRATA

 

"La medicina, anzi la Medicina, dovrebbe consentire al clinico di scegliere di volta in volta l’approccio terapeutico più idoneo per la risoluzione del problema. Già nel III secolo a.C Ippocrate fondò le basi della nuova scienza medica su due leggi fondamentali, quella dei CONTRARI (“ Contraria contrariis curantur”) e quella dei SIMILI (“Similia similibus curentur”). Dunque, anche attualmente, la medicina omeopatica e la medicina allopatica si dovrebbero considerare COMPLEMENTARI e non certo ALTERNATIVE!. Il fatto che non sia chiaro il meccanismo d’azione delle diluizioni omeopatiche ultramolecolari non preclude la possibilità della loro applicazione terapeutica. Quanti sono quei farmaci presenti nel nostro prontuario di cui sono chiare le indicazioni ma di cui il meccanismo d’azione viene solo ipotizzato?  In ambito SPERIMENTALE, occorre distinguere la ricerca di laboratorio dalla ricerca clinica. Infatti, numerosi sono stati gli studi sperimentali di laboratorio con risultati significativi per ciò che concerne diluizioni omeopatiche basse; per diluizioni ultramolecolari si sono presentate alcune difficoltà: probabilmente occorrerebbe costruire dei nuovi modelli sperimentali, basandoci più sugli ausili della fisica sperimentale che della biologia molecolare.

La ricerca clinica che ho personalmente condotto in ambito universitario aveva lo scopo di verificare:

• l’applicabilità dell’omeopatia all’interno di alcune strutture sanitarie;

• l’efficacia dell’omeopatia all’interno di studi sperimentali classici (studio –caso controllo, doppio cieco randomizzato, ecc)

 • la possibilità di utilizzare l’omeopatia senza prescindere dall’individualizzazione dello schema terapeutico, tenendo conto, cioè, della tipologia sensibile del paziente.

Devo riconoscere che i risultati che abbiamo ottenuto sono stati non solo significativi, ma a dir poco sorprendenti, decisamente gratificanti rispetto alle iniziali difficoltà che avevamo trovato nell’ambiente universitario in cui lavoriamo.

A titolo di esempio l'omeopatia può avere un ruolo determinante nell'ambito delle patologie infettive per l'elevata incidenza di recidive. Infatti, oltre all'eventuale farmaco scelto in base all'antibiogramma di un esame colturale, è utile abbinare rimedi omeopatici o fitoterapici che possano non solo, per esempio, accelerare la risoluzione di una vaginite ma, anchem risanare le condizioni che hanno favorito l'insorgere di quel quadro patologico e ristabilire l'equilibrio che viene inevitabilmente alterato dall'antimicrobico stesso; dunque, prevenire l'insorgenza di nuovi eventi. Purtroppo sono sempre più numerose le pazienti che bussano di porta in porta per trovare una soluzione a vaginiti cronicizzate; l'obiettivo è quello di ristabilire un equilibrio divenuto instabile, tenendo conto anche delle minime alterazioni.

Ed a questo scopo, fondamentale è la collaborazione tra medico e paziente, arrivando quasi a stravolgere lo stereotipo concetto della "compliance". Il cosiddetto "paziente" ha un ruolo attivo e fondamentali risultano le sue colorite e significative descrizioni relative al quadro sintomatologico. L'ascolto è l'osservazione consentono, nella miriade di rimedi indicati per quadri clinici simili, la soluzione di quello specifico per quel paziente, perchè con la medicina omeopatica non si cura la patologia ma quella persona con il suo problema.

La guarigione, come l'allontanamento della malattia, è quel processo che comincerà ad instaurarsi gradualmente grazie a questo lavoro di comunicazione e riscoperta, sia nell'ambito delle patologie disfunzionali che di quelle organiche."

 

Dott.ssa Paola Eid

Da: “Omeopatia in Ginecologia”
Prefazione all’Edizione Italiana
Ed.Tecniche Nuove