| PARTO E OMOEPATIA: L'USO DI CAULOPHYLLUM NELLA GRAVIDANZA A TERMINE |
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“ L’USO DI CAULOPHYLLUM NELLA GRAVIDANZA A TERMINE”
Valutazione del medicinale omeopatico nel travaglio di parto in tre studi controllati e nuove prospettive
Dott.ssa Paola Eid
In questi studi, condotti in Prima Clinica dell'Università degli Studi di Milano, in sala parto dell'Ospedale Mangiagalli degli Istituti Clinici di Perfezionamento, dal 1989 al 1998, abbiamo valutato il travaglio di parto di 300 primigravide trattate con terapia omeopatica. In particolar modo è stata studiata l'azione di un medicinale omeopatico, Caulophyllum 7CH, per la sua indicazione sulla DISTOCIA CERVICALE e sulla DISCINESIA UTERINA nel travaglio di parto. Questa pianta del Nord dell’America era usata dalle squaw indiane per facilitare la nascita. L’omeopatia, nella sua concezione solistica della SALUTE-MALATTIA, ben si accorda ad una RINNOVATA ESIGENZA DELLA DONNA di VIVERE L’ESPERIENZA DEL PARTO nella sua INTEGRITA’
Primo studio: 1989 - 1990
“ UTILIZZO DI UN RIMEDIO OMEOPATICO, CAULOPHYLLUM THALICTROIDES, NEL TRAVAGLIO DI PARTO”
Obbiettivo: VERIFICARE L’APPLICABILITA’ E LA TOSSICITA’ DI CAULOPHYLLUM 7CH
Tesi di laurea in Medicina e Chirurgia di Paola Eid Prof. G.B Candiani, Prof. G. Di Francesco, Dott. M.Sideri
DEFINIZIONE FASE ATTIVA: lo studio, effettuato presso la I e la II Clinica di Ginecoloiga e Ostetricia dell’Università di Milano, è stato suddiviso in due fasi; nella prima fase 22 primigravide a termine, hanno assunto 5 granuli di Caulophyllum 7CH ogni ora per un massimo di 4 somministrazioni, dall’inizio della fase attiva del travaglio
PARAMETRI D’OSSERVAZIONE: Il travaglio, seguito dallo stesso operatore, è stato registrato mediante cartogramma. In particolare la durata del travaglio di parto è stata definita quale intervallo tra l’inizio della fase attiva e la nascita del feto
CRITERI D’ESCLUSIONE: Nella II fase il gruppo Caulophyllum è stato confrontato con 34 casi controllo selezionati rispettivamente e casualmente, con caratteristiche d’elezione omogenee
La somministrazione di Caulophyllum non ha posto significative difficoltà: si è osservato un miglioramento dello stato umorale ed una miglior tolleranza del dolore (scala analogica) fin dalla prima somministrazione. Per ciò che concerne il confronto tra i 2 gruppi non ci sono state differenze significative eccetto per la durata del travaglio
Secondo studio: 1992 – 1994 Obbiettivo: VERIFICARE SE L’EFFICACIA DEI RIMEDI OMEOPATICI DIPENDA DALLA INTENSA RELAZIONE MEDICO-PAZIENTE (EFFETTO SUPER-PLACEBO)
Medicina Fetale, XIX Riunione, Ferrara, 1994; Dott.ssa P.Eid, Prof. M.Vignali, Prof. G.Di Francesco, Dott. P.Molteni, Dott. E.Felisi
Super placebo o azione farmacologica? Studio in doppio cieco randomizzato con un rimedio omeopatico (Caulophyllum) nel travaglio di parto
Questo studio realizzato sempre presso la Clinica Mangiagalli, è stato suddiviso in due fasi:la prima in doppio cieco randomizzato, la seconda confrontando il gruppo placebo con il gruppo di controllo fisiologico. Nel corso della prima fase, 40 primigravide a termine hanno assunto il prodotto attivo/placebo: 5 granuli ogni ora dalla fase attiva del travaglio. I criteri di esclusione ed i parametri d’osservazione erano i medesimi dello studio precedente.In particolare, la durata della fase dilatante è stata definita come il tempo intercorso tra l’inizio della fase attiva del travaglio e l’inizio del periodo espulsivo. All’analisi dei risultati non si sono avute differenze, eccetto che per la durata della fase dilatante rivelatasi statisticamente significativa al confronto tra i tre gruppi. In particolare, interessante è la differenza nettamente significativa della durata del travaglio tra il gruppo C e il gruppo placebo, ma sorprendente è la differenza statisticamente significativa tra il gruppo placebo e il gruppo di controllo a beneficio di quest’ultimo. Lo scopo del nostro studio prevedeva la verifica dell’azione terapeutica del super placebo, ma i nostri risultati, nonostante la selezione retrospettiva del gruppo controllo, mostrano una differenza così significativa che rimette in discussione l’ipotetico effetto terapeutico dell’omeopatia dipendente dall’intenso rapporto medico-paziente
Terzo studio: 1996 – 1998
PREPARAZIONE AL PARTO MEDIANTE CAULOPHYLLIM: STUDIO IN DOPPIO CIECO RANDOMIZZATO
Obbiettivo: VERIFICARE SE L’AZIONE EUTOCICA DEL MEDICINALE SI ESPLICA ANCHE CON UN’ASSUNZIONE PREVENTIVA AL TRAVAGLIO
Medicina non convenzionale in Ginecologia ed Ostetricia – Modena 1998 Dott.ssa Paola Eid – Università degli Studi di Milano Prima Clinica Ginecologica, ICP, Ospedale Mangiagalli
In questo studio 100 primigravide hanno assunto a proprio domicilio 5 granuli al giorno del prodotto attivo/placebo dalla trentaseiesima settimana di gestazione. Le stesse pazienti compilavano un diario con l’andamento delle contrazioni (ora d’insorgenza, ritmo, durata, caratteristica e grado di sopportazione, situazione umorale) ed erano sottoposte ad un controllo settimanale, da parte dello stesso operatore, con valutazione: dei parametri vitali standard, delle condizioni locali cervicali, delle condizioni fetali mediante controllo ecografico, del diario compilato da parte della stessa paziente. La fase dilatante è stata calcolata dall’inizio del travaglio fino a dilatazione completa. Inoltre, con l’ausilio di schede pre-compilate e di scale analogiche sono state esaminate le valutazioni soggettive dello stato umorale e del grado di sopportazione del dolore.
“Preparazione al parto con Caulophyllum: studio in doppio cieco randomizzato” Nel confronto tra i due gruppi non ci sono state differenze significative, per ciò che concerne i parametri materni-fetali valutati e l’età gestazionale dell’insorgenza del travaglio. Differenze significative si sono avute nel confronto dell’attività contrattile uterina registrata dalle pazienti stesse in fase prodromica. Nel gruppo trattato con il C., infatti, si sono presentati falsi travagli in misura statisticamente inferiore rispetto al gruppo trattato con placebo. Inoltre, alla visita d’accettazione la differenza del punteggio medio del pelvic score tra i casi trattati con C. e quelli con placebo è risultata significativa con principali termini di descrizione del collo “cedevole/soffice”. Queste differenze suggeriscono che l’azione del rimedio si realizza da una parte sull’attività contrattile uterina, con contrazioni efficaci ai fini di una dilatazione uterina, dall’altra in una probabile azione diretta sul collo uterino. Da rilevare, inoltre, che la terapia non ha avuto attività d’induzione al travaglio, non avendo comportato differenze significative nell’età gestazionale del parto.
La differenza statisticamente significativa del tempo della fase dilatante nel confronto tra i due gruppi conferma l’azione di C. nei confronti della diminuzione della DURATA DEL TRAVAGLIO DI PARTO, senza insorgenza d’effetti secondari clinicamente rilevabili. Interessante è stata l’analisi delle schede di valutazione soggettiva del dolore, pur con il difetto di una standardizzazione: infatti, nella maggior parte di loro erano presenti dati descrittivi aggiunti spontaneamente dalle stesse donne, oltre agli schemi restrittivi previsti per esigenze statistiche. Questa indagine qualitativa ha portato all’identificazione di un sottogruppo di responders tra i casi trattati con C., con caratteristiche di similitudine nei confronti del rimedio. Queste pazienti, infatti, hanno presentato una migliore sopportazione del dolore, nessun caso di falso travaglio, un punteggio medio del pelvic score lievemente maggiore e un tempo medio di travaglio leggermente inferiore. Queste osservazioni suggeriscono che pur migliorando il tempo di travaglio, la terapia non comporta un aumento della componente algica, sia per una probabile azione sulla componente umorale (come descritto fra le indicazioni della terapia con C.), sia per un’azione d’armonizzazione dell’attività uterina, con un probabile sinergismo tra attività contrattile e dilatazione della cervice. I risultati fin qui rilevati meritano una discussione più approfondita al fine di analizzare le diverse componenti che possono aver influito sull’attendibilità dei risultati stessi. Una prima considerazione riguarda la difficoltà di conciliare la TERAPIA OMEOPATICA, che richiederebbe una personalizzazione dell’intervento, con la PRATICA MEDICA tradizionale che prescinde dalle caratteristiche dell’individuo. Una seconda difficoltà concerne il settore d’applicazione scelto, come il TRAVAGLIO DI PARTO, con numerose variabili relative ai TEMPI, alle MODALITA’, alla componente PSICO-EMOTIVA le quali rendono difficile la standardizzazione delle osservazioni. Pur con l’utilizzo dello stesso cartogramma e di una precisa definizione d’inizio e fine travaglio, permangono, tuttavia, i caratteri di SOGGETTIVITA’ (come nella valutazione delle condizioni locali cervicali).
CONCLUSIONI GENERALI Dieci anni di studio del medicinale omeopatico CAULOPHYLLUM nel travaglio di parto hanno portato alle seguenti conclusioni:
Per la comprovata AZIONE EUTOCICA, pur snaturando il rimedio omeopatico della sua caratteristica di personalizzazione dell’intervento, Caulophyllum può essere indicato nella gestione di routine del travaglio. Prossimamente si verificherà un possibile sinergismo tra agopuntura ed omeopatia. Attualmente è in corso uno studio pilota su 20 pazienti, con indicazione all’induzione del travaglio di parto tra la trentottesima e la quarantunesima settimana gestazionale. Vengono trattate con Caulophyllum 7CH 5 granuli al giorno in preparazione al travaglio e 5 granuli all’ora dall’inizio delle contrazioni in associazione ai seguenti agopunti: 4 Grosso Intestino bilateralmente in E.S ad una frequenza di 2.5 Mhz, 3-4 Vasoconcezione e il 6 Milza Pancreas bilaterale, con applicazioni quotidiane per un massimo di tre. I primi risultati raccolti sulla metà del campione, evidenziano l’inizio delle contrazioni già al termine della seconda seduta d’agopuntura ed entro un massimo di 24 ore, con tempi e modalità di travaglio simili a quelli con Caulophyllum. La nostra impressione è, quindi, che l’abbinamento di queste terapie possa rappresentare una possibile alternativa ai metodi classici attualmente in uso, cui ricorrere comunque in caso sì insuccesso. |







